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La fama di Urbino nel campo della maiolica inizia nel XVI secolo, ed è particolarmente legata alla produzione istoriata; resta poco conosciuta la produzione precedente, come pure quella di uso comune. Probabilmente è stato privilegiato negli studi un aspetto, e non il fenomeno nella sua completezza[1]. D’altra parte è indubbio che la produzione istoriata ebbe, a Urbino, un’importanza e uno spazio superiori alla norma, legati forse al costituirsi, dopo il rientro definitivo di Francesco Maria della Rovere nel 1521, di una corte raffinata con parentele importanti. Di conseguenza non mancarono ai maiolicari locali committenze adeguate: credenze e pezzi da pompa erano richiesti in gran numero, di varia qualità e prezzo, dipinti a paesi, fabuli et historie[2]. Prosperarono i ceramisti famosi: Nicola da Urbino, Guido Durantino e Guido di Merlino sono i nomi di maggior spicco fra quanti disponevano di una propria bottega. Vi era poi tutta una folla di fornaciai, tornitori e decoratori più o meno validi, che prestavano la loro opera a contratto, specie in occasione di grosse commissioni particolarmente impegnative. A questa categoria appartenne probabilmente Francesco Xanto Avelli, autore di istoriati, che pare aver sempre lavorato presso altri. [1] E’ particolarmente meritevole, a questo proposito, la pubblicazione di una serie di frammenti reperito nel corso dei lavori di consolidamento dell’ala settentrionale del Cortile d’Onore del Palazzo Ducale di Urbino, nelle volte del Salone del Trono (Giannatiempo Lopez 1997). Vi è testimoniata tutta una produzione non istoriata, con motivi decorativi tardo gotici (fiamme, raggere etc) e rinascimentali (festoni, trofei, motivi alla porcellana), ma anche ornati “a paesi” su smalto azzurrato. [2] Archivio Gonzaga, E.XXVI,3, busta 1105. Da Vitaletti 1912, p. 7 nota 2. Anche in Lettere inedite di artisti del secolo XV cavate dall'Archivio Gonzaga dal Canonico Willelmo Braghirolli, Mantova, Eredi Segna, 1878 p. 25.